“Que pico de oro!”: Caterina Chinnici e le acrobazie del silenzio

Capricho No. 53: ¡Que pico de oro! (Che oratore!), Goya
di Alberto Bartolo Varsalona

“Ma la storia della nostra famiglia è piena di simili conversioni repentine […]”

I Viceré, De Roberto. Parte III, cap. IX

La foto non è cambiata, il simbolo sì.

Caterina Chinnici sembra quasi crogiolarsi nel suo trasformismo, tanto che le foto dei nuovi volantini elettorali sono le stesse delle regionali1, nelle quali era stata candidata alla presidenza dal centrosinistra. L’anno scorso col suo voltafaccia Chinnici ha mancato di rispetto a un elettorato già vittima del deserto politico siciliano, soprattutto perché a questo elettorato non ha dato alcuna spiegazione, celandosi dietro la maschera del “tecnico”. E per questa spregiudicatezza, per quest’arroganza profondamente anti-democratica penso che la parola più appropriata sia inciviltà: quella degli “sciacalletti” e delle “iene”.

Il paragone a cui ho pensato è semplicemente di natura retorica. Perfino l’infaticabile calcolatore de “I Viceré”, il principino Consalvo Uzeda di Francalanza, per quanto politicamente spietato, ha bisogno di affrontare pubblicamente l’elettorato, sconfessando i principi di casta e professandosi come novello campione progressista. E lo fa «travolto dalla foga oratoria» al chiostro di San Nicola, mentre le parole cascano letteralmente sull’arena, sovrastano il «mare di teste», manipolano la realtà, offrendo un inedito, quanto inautentico profilo del loro autore, dal momento che le elezioni «non si potevano più farle alla chetichella, in famiglia, come al tempo del duca d’Oragua: ciascun candidato doveva presentarsi agli elettori, rendere loro conto delle proprie idee, discutere le quistioni del giorno»

Caterina Chinnici, invece, non ha fatto neanche il benché minimo sforzo oratorio. Tornando al tempo del duca d’Oragua, non ha avuto bisogno di ammassare parole per giustificare l’ingiustificabile, riuscendo a scavalcare – «alla chetichella» – perfino un “viceré”. Non ne ha sentito l’esigenza, o peggio ne ha calcolato le convenienze, sgonfiando tramite un calibrato silenzio l’inevitabile caso mediatico. E l’aspetto più drammatico sul piano culturale è che le è stato permesso perché non si ritiene più necessario «rendere conto delle proprie idee». Sia chiaro che l’atteggiamento di Consalvo è solo falsamente democratico: l’architettura febbrile di argomenti che orchestra sottende il vuoto, e la gente non ricorderà nulla del suo discorso protratto «per due ore difilato». Forse Chinnici ha solamente deciso di sopprimere queste inutili e noiose formalità democratiche, come a dirci: siamo sicuri che sia fondamentale, inevitabile questo fantasmatico dialogo tra politico e cittadino? Che quest’ultimo debba conoscere le mie idee? O in generale, delle idee?

Le sparute trasgressioni a questa strategia del silenzio sono state fantasiose, se non comiche. Tra i motivi che hanno condotto Chinnici alla giravolta c’è un PD che con la nuova segreteria sta “troppo a sinistra” (?). Un indecifrabile, quanto grottesca uscita nel momento in cui si passa a una Forza Italia che a sinistra proprio non ci sta, e che vanta come cofondatore un condannato in concorso esterno in associazione mafiosa.

Oltre Consalvo, dicevamo, e in linea con certa nuova anti-politica, Chinnici trasforma le proprie scelte in dogmi tecnici, battezzandole nel silenzio più asfissiante, ancora più violento del sole che tormenta i «crani» sulle terrazze dell’ex convento. Pensare che un mio voto sia stato a lei destinato, seppure indirettamente (votai solo la lista provinciale di Claudio Fava), a distanza di due anni continua a irritarmi. È come se avessi subito un raggiro, un inganno doppiamente colpevole perché opera della figlia di un gigante, per intelligenza e per statura morale, della storia dell’antimafia, e quindi della storia della Sicilia.

Chinnici, tuttavia, si preoccupa di rassicurare i malpensanti come me, e attraverso la sua pagina social ci informa puntualmente di essere in prima linea nella promozione dei “valori fondanti di una società civile” nelle scuole. Chissà, mi chiedo con autentica curiosità, come organizza i suoi interventi nelle classi.

Magari cercherà di trasmettere a questi fortunati ragazzi la sua educazione, il gusto per l’acrobazia – per la trasformazione. O magari farà semplicemente silenzio, vagheggiando commossa la sua idea di civiltà – il suo campo sconfinato di sfingi, di macerie.

Note:

1:https://www.repubblica.it/politica/2024/05/27/news/caterina_chinnici_candidata_elezioni_europee_forza_italia-423115143/

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