I silenzi di Fenoglio

Capita di leggere Fenoglio a piccole dosi, all’interno di un’antologia per esempio, e di rimanerne delusi, se non addirittura infastiditi. Il piacere della lettura cresce gradualmente, giunge alla soglia della sua piena realizzazione, e subito dopo crolla in un turgore troppo esibito o in un silenzio di cui si ignorano le ragioni. Non bisogna pensareContinua a leggere “I silenzi di Fenoglio”

I singhiozzi di Vittorini: prima e dopo “Conversazione in Sicilia”

I due romanzi incompiuti di Vittorini, Erica e i suoi fratelli e La Garibaldina, sono una lettura imprescindibile per chi vuole studiare l’autore. Infatti, pubblicati assieme e contenuti nello stesso volume, forniscono la chiave di lettura dell’opera vittoriniana. Offrono il diadema temporale del prima e del dopo: prima della guerra civile spagnola e dopo, primaContinua a leggere “I singhiozzi di Vittorini: prima e dopo “Conversazione in Sicilia””

Malacarne: l’epos paradossale degli anni ’90

Malacarne. Un suono antico, intriso degli umori nauseabondi rilasciati da un corpo in decomposizione, la condanna del dialetto palermitano che viene pronunciata sottovoce, guardandosi le spalle, e che rimanda agli antivalori (omertà, tracotanza, ferocia) iscritti addirittura nel codice genetico del criminale. “Gli altri sono scafazzati, ma lui è proprio un malacarne” si sente tra leContinua a leggere “Malacarne: l’epos paradossale degli anni ’90”

I’m ill of thinking: le ragioni del dolore in Gadda

La cognizione del dolore è uno dei viaggi più inquietanti alle origini del male, al fondo di una notte che azzera ogni ipotesi di luce, stordisce nella riproposizione coatta di scene implacabili. Lo stesso titolo inquieta, non permette una soluzione, ci appare sdoppiato da un cavillo grammaticale, dalla preposizione che privilegia uno e uno soloContinua a leggere “I’m ill of thinking: le ragioni del dolore in Gadda”

Don Chisciotte e il futurismo

“Corpo di gabbiano, assottigliato e quasi scarnificato dallo sforzo di vincere il libeccio, Giacomo Giardina, se declama, rassomiglia anche al più convulso e tragico ulivo dei promontori siciliani. Ritto sul capo Zafferano, egli abbraccia nei suoi versi sfrangiati di muscoli, nervi, bandiere e gridi al vento tutte le inebrianti possibilità liriche del mediterraneo. Lo siContinua a leggere “Don Chisciotte e il futurismo”

Dove finiscono i palloni arroccati?

‘U campusantu è chinu. ‘Un ci nni vannu chiù,/ Morti… E i fannu arrivisciri. Bastano questi versi, animati nella loro essenzialità dal sentimento tutto novecentesco dell’assurdo, per introdurre il mondo di Franco Scaldati, drammaturgo tra i più innovativi del teatro contemporaneo. Nato nel 1943 a Montelepre, piccolo comune vicino Palermo, si trasferisce ben presto nelContinua a leggere “Dove finiscono i palloni arroccati?”

La rivolta felice

Nel 1951 in Francia venne pubblicato “L’uomo in rivolta”, il saggio in cui Albert Camus formulò rigorosamente la propria teoria sui concetti di rivolta e di rivoluzione. Il libro sancì la definitiva rottura con Sartre e infiammò il dibattito culturale in patria: un’analisi tripartita che alla rivolta metafisica fa seguire quella storica, per poi risolvereContinua a leggere “La rivolta felice”

100 anni di Sciascia

A cento anni dalla sua nascita, possiamo certamente dire che i libri di Leonardo Sciascia non sono invecchiati, anzi vivono una condizione di rinnovato vigore: è ormai un classico, nella definizione che ne dà Calvino, ovvero di un autore che oltrepassa i limiti della storia, che riesce a dialogare sempre col proprio lettore. Sul solcoContinua a leggere “100 anni di Sciascia”

Il barone magico

Nel 1954 Montale ricevette un libricino, lo ritirò in grazia di un’affrancatura postale difettosa, di una tassa di 180 lire. “Stampato da una sola parte del foglio e impresso in caratteri frusti e poco leggibili”, il caso vuole che il poeta lo leggesse non per senso del dovere, ma proprio nel tentativo di appurare seContinua a leggere “Il barone magico”

La carne e il desiderio

Jean Vigo è stato una supernova. Il suo talento brillò per pochi anni, gettando una nuova luce sul cinema, sulle possibilità del suo linguaggio. Autore maledetto per eccellenza, Vigo fu accolto a forza di censure e morì in giovane età di tubercolosi: in un certo senso si sapeva “condannato”; e la scadenza imminente, per cuiContinua a leggere “La carne e il desiderio”